Month: February 2018

Fondata sul lavoro?Quando i padri costituenti sancirono nell’articolo 1 che la Repubblica Italiana è “fondata sul lavoro” intendevano il lavoro come valore, appunto costituente, prima ancora che come diritto.

Con il passare degli anni il lavoro è diventato fondamento della Repubblica in un altro senso: quello di chi sostiene e mantiene il Paese.

Pierre Carniti, non certo un pericoloso estremista, segnalava un verità troppo spesso dimenticata, ovvero che gli ammortizzatori sociali in Italia sono a carico del lavoro perché gravano sui contributi e le tasse aumentando il cosiddetto cuneo fiscale e comprimendo così le buste paga, mentre in altri paesi europei sono a carico della fiscalità generale, quindi di tutta la società in modo proporzionale e progressivo alla ricchezza.

Questa ad esempio è una delle cause del differenziale nel salario netto dei lavoratori italiani rispetto ai tedeschi: le loro buste paga sono meno tassate.

Una scelta schiettamente di classe: i lavoratori devono arrangiarsi a pagarsi la propria rete di protezione anche quando essa è a vantaggio dell’impresa come nel caso dell’abuso della cassa integrazione, mentre altri, padroni e governo in primis, decidono come usare quei soldi e si permettono anche di fare la morale ai soliti lavoratori troppo garantiti che ne abuserebbero.

In occasione della riforma Fornero si intendeva rivoluzionare (ma solo un po’) il sistema degli ammortizzatori sociali con la solita scusa di dover rompere la famosa cittadella irraggiungibile dei garantiti per far entrare in quel magico mondo i poveri giovani precari.

Tutta fuffa.

La platea di chi usufruirà della Aspi (da quel che si può capire ad oggi), che già nel nome “assicurazione” svela che diritti e garanzie saranno ancora a carico degli stessi lavoratori che dovranno pagarsela, sarà poco più ampia di chi ora usufruisce della mobilità ma di durata decisamente minore e se a ciò si aggiunge la cancellazione della cassa integrazione per cessazione e fallimento, la perdita diviene secca.

I concretissimi compagni toscani della Cgil hanno fatto due conti simulando l’applicazione della riforma a regime con la attuale situazione congiunturale del mercato del lavoro. Ne risulterebbe per la sola Regione Toscana 10.000 lavoratori senza copertura di ammortizzatori e una perdita di reddito di 180 milioni in un anno.

Insomma la ricetta Monti-Fornero punterà anche magari a rendere più “fluido” il mercato del lavoro (tutto da dimostrare con quale utilità peraltro), ma nella sostanza si tradurrà in un taglio delle spese complessive per gli ammortizzatori sociali.

Ma essendo che ciò non comporterà una conseguente riduzione della tassazione e contribuzione sulle buste paga dei lavoratori (anzi) questa manovra si tradurrà automaticamente in un ulteriore redistribuzione al contrario della ricchezza in questo Paese: dal lavoro verso la rendita ed i profitti.

Il capolavoro finale, anche se temo non sia ancora finita, è l’inserimento del pareggio in bilancio in Costituzione che, come sostiene giustamente Vladimiro Giacché, significa che Keynes diventa fuorilegge (come la ricostruzione del partito fascista per dire), significa che non si potrà più investire, significa che chi vuole dei diritti dovrà pagarseli.

Certi “riformisti” ci spiegano ogni giorno che per creare nuova occupazione o per combattere la precarietà serve togliere qualche diritto a chi ne avrebbe troppi. L’immarcescibile (e sopravalutato) professor Ichino, ad esempio, dice che il lavoro in Italia e’ una cittadella di garantiti nella quale e’ difficile entrare e difficile uscire.
Questi privilegiati sarebbero i lavoratori con un contratto a tempo indeterminato, che farebbero marcire nella precarietà le giovani generazioni.

Ma via discorrendo diventano privilegi l’art.18 e perfino la pensione.
Nelle parole della ministro Fornero la riforma del mercato del lavoro serve a difendere i giovani contro i vecchi alludendo ad una vera e propria guerra tra generazioni.

Io qualche sospetto sul fatto che i giovani ed i precari verranno usati come una clava per togliere diritti e soldi dalle tasche dei “diversamente giovani” senza per questo che i giovani ne abbiano alcun giovamento ce l’ho. E piuttosto fondato.

Per questo ho proposto alla Cgil di Treviso di affrontare questo argomento spinoso.
Come e’ noto la Camera del Lavoro di Treviso non si tira indietro quando ci sono da affrontare temi spinosi, anche quando questo suscita le ire di qualche ortodossia: ed infatti hanno subito accettato.

Sabato 14 alle 17 trasformeremo l’auditorium della Cgil di via Dandolo in un vero e proprio ring dove 8 sfidanti, 4 giovani e 4 “vecchi” si affronteranno in uno Scontro tra Generazioni all’ultimo sang… no, diciamo all’ultima idea.
Tra esperienze di vita, musica e video sarà un match duro ma leale reso possibile dalla partecipazione delle organizzazioni giovanili più attive su questi temi: Fgci, Giovani Democratici, Rete degli Studenti, Tilt! e Giovani per Oderzo.

Ci sarà come sparring partner d’eccezione Ricky Bizzarro che assieme a me condurrà l’evento ed alla fine tre sindacalisti diversissimi tra loro, Cacco dello Spi, Vendrame del Nidil e Tonon del regionale tireranno le fila con l’aiuto del pubblico che avrà una funzione di partecipazione attiva.
Partecipate numerosi.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

La democrazia muore dove e’ nata: in greciaQui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.

Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.

Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.

E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.

Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.

Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

Qui ad Atene noi facciamo così.